Il racconto dei racconti.

Lasciati alle spalle i saggi sulla noia in “racconti brevi brevi racconti” è venuto il momento di entrare nel merito della storia e assicurare a voi lettori un racconto dal senso compiuto. Innanzi tutto il genere: un fantasy. Un fantasy sui generi. Un thriller fantasy. con risvolto porno. Lei nuda su di un’isola deserta con una sesta di tette al silicone con lui in mano la pistola colto da tanta abbondanza e imbarazzo. Questa è la trama ma non di questo racconto. Questo racconto comincia in un mercatino delle pulci di una piccola città di provincia ed ha come protagonista un intraprendente ragazzino con uno spiccato senso per gli affari e i personaggi coinvolti protagonisti a modo loro del racconto.

Quando a fiutare l’affare diventa una occupazione redditizia.

Una volta andare per mercati voleva dire il più delle volte veder raddoppiato se non triplicato il capitale. L’oggetto poteva essere una antica locandina stile Liberty ben conservata, un libro raro, un monile, in questo caso fu uno Swarovsky o per lo meno presunto tale. Mentre sono li che guardo i banchetti alla ricerca di qualcosa di interessante noto tra le altre mercanzie una pietra dalla lucentezza accattivante. In questi casi è necessario un self control encomiabile se si vuole trattare. Mi avvicino disinteressato al banchetto in questione e comincio a guardare con un certo distacco la mercanzia. Comincio col chiedere il prezzo di alcuni amuleti in esposizione anche se io ero interessato solo a quella pietra e alla sua lucentezza. Arrivandoci per gradi, mai mostrando la mia reale disponibilità economica, facendo intendere che cercavo qualcosa di bello a poco prezzo arrivo sul pezzo.

“Mi piacerebbe comprare questo Swarovsky” faccio con tono deciso “quanto costa?”

“Vorrei fare un regalo a mia madre ma ho pochi soldi”

Il commerciate mi guarda e mi fa: “Te lo posso vendere a cinque mila lire”

Cinque mila lire di allora equivalgono a cinquanta euro di oggi.

“E’ giusto quel che ho” faccio io: “lo compero”

Allora chi faceva il commerciante vendeva in base al prezzo che aveva pagato, non sapeva che quello non era un Swarovsky ma un diamante di tre carati dal taglio sopraffino.

Quella volta feci il colpo della vita, non solo avevo acquistato una pietra con cinque mila lire dal valore di tre milioni e mezzo ma poi tutto quello che mi successe dopo fu la mia stagione più redditizia. Lo misi in tasca così come lo avevo acquistato e da quel momento in poi lì lo tenni. Era un diamante così grosso che non l’ho mai perso. Quando dovevo pagare qualcosa lo estraevo dalla tasca insieme alle banconote e quando lo vedevano o non mi facevano pagare, o mi facevano un prezzo scontato, o mi davano un resto superiore all’ammontare della spesa.

Una volta e fu l’unica volta lo feci vedere ad Anna una ragazzina e gli raccontai tutta la storia; mi chiese di donarglielo ma mi rifiutai. Cosa aveva fatto per meritarselo? Avevo altri progetti che fidanzarmi se pur mi piacesse molto.

Ma questa è solo una parte della storia, solo ora viene il bello.

Passano gli anni dove io continuavo a commerciare anticaglie e dove grazie al mio diamante attiravo clienti come allodole fintanto che un giorno in un mercatino che avevo allestito in piazza un signore tentò di sottrarmi il diamante, lo presi per il polso e glielo impedì.

Subito dopo un ragazzino dalla carnagione olivastra, mal vestito, povero si avvicina.

Attaccammo subito bottone. Mi dice di essere straniero, di stare scappando da una guerra, di avere nostalgia del suo paese ma di essere troppo povero per potervi fare ritorno.

Gli chiedo quale fosse il suo paese. Mi risponde l’Afghanistan.

Gli chiedo come si chiama e lui risponde Bin, e di cognome faccio io, Laden.

Parlando scopriamo di avere la stessa età e lui riconosce ma senza scomporsi il valore del diamante.

Quel ragazzino scappato dalla guerra, impossibilitato a far rientro in patria, con quegli occhi neri mi muove una tenerezza tale che decido di regalargli il diamante.

Bin era ben consapevole del suo valore, subito si rifiutò di accettare; dovetti convincerlo che era giusto così che per me rappresentava solo una ostentazione mentre a lui era necessario.

Mi chiese come avrebbe mai avuto modo di sdebitarsi; gli risposi che ce ne sarebbe stata occasione.

Ci scambiammo i numeri e se ne andò col diamante.

Parecchi anni dopo mi chiamò per dirmi che la guerra era finita e che si era fatto una posizione invidiabile nella sua amata terra.

Io intanto non commerciavo più ma ero ai vertici del controspionaggio.

Quando l’11 settembre del 2001 subito dopo l’attacco alle torri gemelle il controspionaggio statunitense aveva bisogno assoluto di un capro espiatorio sul quale far ricadere la colpa dell’attentato trovai il modo di rientrare di quell’antico debito e feci il suo nome: Bin Laden.

Pensate abbia tradito per denaro quel ragazzino?

Niente affatto Bin aveva usato quel diamante per costruirsi un impero tale da poter cambiare identità.

Il fatto che gli americani lo abbiano considerato morto e che non ne abbiano mostrato il cadavere seguendo la nomenclatura di guerra che prevede da Mussolini alla Petacci. da Geddafi a Saddam l’esposizione nella pubblica piazza del nemico giustiziato e morto per quanto io oramai mi occupi di tutt’altro mi fa pensare che Bin sia ancora vivo sano e vegeto e senza più alcun debito morale nei miei confronti.

Se questa storia vi ha appassionato ne ho tante altre che riguardano la mia vita, i miei amori, le mie amicizie la mia vita nel controspionaggio e in generale l’avventura.

A rileggerci a presto.

 

Annunci

Fuori dalla Noia.

Ora la mia autostima è a pezzi. Nulla a che vedere con una identità. Una minima, non è una cosa superficiale, è una misura di sicurezza stabilita da un giudice per altri 19 mesi. Una sorta di ergastolo in bianco poiché non è detto che questo al termine di questi io torni ad essere libero. E ‘quello in cui spero ma so già che non sarà così. Io sono stato assolto per un vizio totale di mente e mi sono portato sempre appresso questa condizione. Ormai ho 50 anni. da quando ne avevo 19 a causa di una sindrome depressiva che celava una ben più atroce diagnosi. Quella di schizofrenia. A pensarci non mi sono mai lamentato della malattia; mi ha sempre offerto occasioni che una persona normale non si può concedere. Con questa ho potuto vivere vite parallele. Ero arrivato ad un passo dalla guarigione poi è successo tutto troppo in fretta. Un calcolo viziato che mi ha fatto tornare ad agognare la morte. Ero arrivato ad un passo dall’ottenere la totale autonomia, sudata, faticata, poi per una stupida clausola, una causa di quella stupida psichiatria che ti impone dall’alto, quando sei, devi comportarti sono stato privato di tutto, tradotto in un reparto di psichiatria e io non ho voluto altro che morire. Questo prima del fatto reato. Mi hanno preso in mezzo tutto per due spinelli. Se dovessi raccontare ad un giovane gli direi come hanno detto una volta in Olanda che non è la droga che uccide ma la pena che persiste e che in Italia equivale ad una pena di morte. Se dovessi essere franco con quel ragazzino che direi se fai da furbo, se hai il consenso dei genitori, se non ti fai beccare, se aspetti di avere 20 anni uno spinello ti può mettere allegria, Farti venir fame, ti può far divertire con gli amici ma se malauguratamente qualcosa va storto allora la pena se capiti in procinto della legge la pena è la morte. Se fossi stato al loro gioco, con le motivazioni che adducono, che cercano prestampati adattabili e interconnessi per ogni malattia ad ogni persona, col loro dire e il loro fare io ora non sarei qui. Mi sta costando caro la fedeltà al DSM. Antisociale, abuso di cannabinoidi, disturbi del comportamento e alcool correlati, schizofrenia e quando volete che io torni ad essere libero. quando volete che io torni a far parte di una compagnia teatrale, avere un lavoro, amici, essere completamente astemio cose che ero prima che intervenissero barbaramente, e sottolineo _ero_ come identità e non come un numero di un referto che sigla una diagnosi. Queste righe mi servono a sfogare la mia rabbia, a denunciare un mondo ai più sconosciuto, a farvi aprire gli occhi e le orecchie qualora decideste che non avete nessuno di cui fidarvi e voleste affidarvi ad uno psichiatra.

Il Thè nel Deserto.

Guardare la vita come il fumo che esce da un bicchiere caldo di the,

Sentire il calore piangendo dei raggi di sole primaverili sulla pelle.

Ho sbagliato l attacco.

Mi sentivo vuoto.

In quel fumo solo vapore.

Da quei raggi una bella senzazione di tepori svanita nel vapore del the.

Vi ho mai raccontato di quando sono sparito per trentasei ore? Sono partito da Leiden, Olanda, il 26-5-1994 alle 15,30 e sono ricomparso a Modena, Italia due giorni dopo. Mi cercavano Finanzieri, il Nucleo di Crisi della Farnesina, Polizia di Frontiera, i miei famigliari e nessuno sapeva dove io fossi. Con .due passaporti ho attraversato sei frontiere. Olanda,Marocco, Libano, Siria, Turchie e Italia. Ero in Olanda per lavoro. Lavoravo per i barconiere ma ero stanco cosi chiamo Samir.

-Io al telefono,

Ciao Samir quanto tenpo?

S.

Colonnello qual buon vento.

-Samir ho voglia di respirare aria buona. Mi manchi tu, Shayra e le bambine e devo dirtela tutta anche la campagna. Vado di fretta ho l INTER POOL alle calcagne.

S. Lo sai che questa e anche casa tua, conoscendoti ti aspetto per stanotte.

-Forse riesco ad farcela prima che venga sera.

Domani la continuazione.